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Vesuviana

Celeberrimi, eppure mal documentati e poco studiati, dopo quasi tre secoli dall’inizio della loro riscoperta (1738 e 1748), Ercolano e Pompei sono oggi siti archeologici storici: non solo le asportazioni e il degrado hanno alterato l’eccezionale completezza dei contesti, ma una fitta ragnatela di interventi di manutenzione e di restauro moderna stratigrafia sull’evidenza antica, ha creato organismi ibridi, testimonianze del rapporto con l’antico dal Settecento ai giorni nostri.
Affrontarne lo studio, per un archeologo, significa entrare nel terreno, largamente inesplorato e ricchissimo, dell’archeologia delle archeologie.
E’ impresa che richiede la convergenza di competenze diverse: di documentalista, topografo, chimico, strutturista, museologo, per ricomporre, interpretare e comunicare i contesti originali di architetture, decorazioni e materiali.

Nel 1995, la Soprintendenza archeologica di Pompei ha inaugurato una politica di apertura ai progetti di ricerca sui siti vesuviani, aprendo un ponte fra ricerca e tutela. Nel 1997 nasceva così il programmma-quadro, in seguito intitolato "Vesuviana" (www.vesuviana.info), con l’intento di affrontare lo studio dei siti vesuviani con un approccio integrato (di ricerca finalizzata anche alla valorizzazione) e trandisciplinare, (con apertura alla sperimentazione tecnica) e con grande impegno didattico e formativo. L’Alma Mater è stata la prima Università, nel 1999, a sperimentare la formula della convenzione paritetica con la Soprintendenza di Pompei, con durata quinquennale, poi rinnovata.
Due progetti principali, dedicati a Pompei e ad Ercolano, e una ventina di progetti corollario hanno impegnato decine di ricercatori di provenienza diversa e hanno accolto finora più di trecento studenti e giovani archeologi.
Il progetto-pilota "Pompei – Insula del Centenario" (1999-) (diretto da Daniela Scagliarini e Sara Santoro, segreteria scientifica di Antonella Coralini) ha affrontato lo studio di un intero isolato di Pompei (IX 8), dalla rilettura delle fonti primarie al rilievo, allo scavo, fino alle sperimentazioni di Virtual Archaeology. Fine ultimo, la comunicazione (specialistica e divulgativa) dei risultati e la riapertura dell’isolato. Concluse le fasi di acquisizione dei dati, le attività sono oggi concentrate sull’edizione scientifica.

L'esperienza maturata nel progetto pompeiano è ora utilizzata nel progetto "DHER - Domus Herculanensis Rationes, Dal rilievo archeologico alla cultura dell’abitare", diretto da Antonella Coralini e Daniela Scagliarini, iniziato nel 2005, sul sito di Ercolano. Sepolta sotto trenta metri di durissima roccia, esplorata per cunicoli nel Settecento, scavata a cielo aperto solo a partire dal 1930 e per poco più di quattro isolati, l’antica Ercolano attende ancora di essere effettivamente riscoperta: oltre che da altri scavi sul terrreno (resi molto difficili dalla presenza della città moderna), da un rilievo completo delle strutture conservate in situ e da una campagna sistematica di scavi extra situm: in tutti i luoghi (biblioteche, archivi, depositi) in cui si conservano i reperti, i resti e le tracce degli scavi già eseguiti, dal Settecento ad oggi, e solo in piccola parte pubblicati.
La ricomposizione, lo studio e la valorizzazione di questi contesti è l’obiettivo del progetto DHER, a cui collaborano studiosi di ambiti diversi: del DISTART di Bologna, delle Università di Modena, Bari, Lecce e Venezia, del CINECA.

Pompei ed Ercolano (NA)