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Gli scavi a Monterenzio Vecchio

Nella parte più alta della collina è stato individuato un abitato di almeno 500 mq con capanne e piani d’uso sovrapposti che testimoniano una occupazione dalla media età del Bronzo avanzata, fino al pieno Bronzo recente (XIII sec. a.C.). Sporadici materiali di "epoca etrusca" scoperti sopra gli strati del Bronzo fanno ritenere possibile che sopra l’abitato del Bronzo ve ne sia stato un altro di V, IV e III sec. a.C. distrutto dall’erosione. Alla base del pendio alcune concentrazioni di vasetti miniaturistici in terracotta, fanno pensare alla presenza di un luogo di culto. Sotto questo si è trovato un abitato con case a struttura lignea costruito su terrazzamenti artificiali; di esso restano numerose grandi buche per palo, gli inizi delle pareti in legno carbonizzato e resti di suoli con tracce di focolari. I materiali recuperati (ceramiche acrome e dipinte, ceramica attica, bucchero, fibule di bronzo di diversa tipologia) richiamano la facies degli Umbri di Romagna. Questa facies umbro-etrusca si spiega con la vicinanza della necropoli di Casalfiumanese,studiata da M. Zuffa e situata a una decina di chilometri più a nord nella sottostante valle del Sillaro.

Monterenzio Vecchio si configura come un punto di convergenza di materiali e di individui di origine diversa, una cerniera tra due realtà etno-culturali che possiamo individuare negli Umbri da un lato e negli Etruschi dall’altro. La cinquantina di tombe del sepocreto è affine alle facies "etrusche" e lateniane di Monte Bibele. A Monterenzio Vecchio tuttavia la complessità dei corredi e la presenza di materiali di pregio (bronzi, ceramiche figurate) fanno intravedere una maggiore importanza di questa comunità, che sorge a contatto diretto con una via di cresta di fondamentale importanza.